Preparazione militare a rischio: le conseguenze dell’abolizione delle vaccinazioni antinfluenzali obbligatorie

9

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato un significativo cambiamento politico: U.S. al personale militare non sarà più richiesto di ricevere vaccinazioni annuali contro l’influenza. Definendo il mandato di lunga data come un “assurdo esagerazione” che indebolisce le capacità di combattimento della guerra, Hegseth ha definito la decisione un passo verso l’autonomia del “buon senso”.

Tuttavia, esperti medici e storici militari avvertono che questa decisione ignora un secolo di lezioni apprese sul campo di battaglia, dove le malattie infettive si sono spesso rivelate mortali quanto il fuoco nemico.

Il costo storico delle malattie in guerra

La storia dimostra che le malattie infettive possono decimare una forza combattente in modo più efficace del combattimento. I rischi non sono teorici; sono documentati attraverso secoli di lotta militare:

  • La pandemia del 1918: durante l’epidemia di “influenza spagnola”, l’influenza causò circa 45.000 morti tra le forze armate statunitensi, quasi pari alle 53.402 morti causate dai combattimenti.
  • Lezioni sul vaiolo: Già nel 1777, George Washington riconobbe che il vaiolo stava decimando le sue truppe, portando a vaccinazioni obbligatorie per garantire la sopravvivenza.
  • Epidemie moderne: negli ultimi decenni, le epidemie di adenovirus nei campi di addestramento hanno causato tassi elevati di ospedalizzazione (fino al 20%). I dati mostrano che quando i vaccini non erano disponibili tra il 1999 e il 2011, i casi sono aumentati; quando furono reintrodotti, i casi crollarono.

La questione centrale è la densità. Il personale militare opera in spazi ristretti – navi, caserme e tende – dove i virus si diffondono con estrema efficienza.

Il paradosso della “prontezza”.

Mentre il segretario Hegseth sostiene che i mandati indeboliscono la preparazione, i professionisti medici sostengono il contrario. In un contesto militare, la “prontezza” si riferisce alla capacità di un’unità di schierare ed eseguire missioni. Un’epidemia di malattia crea un enorme consumo di questa capacità.

“Le truppe che vivono in spazi ristretti corrono un rischio particolarmente elevato di contrarre e trasmettere malattie come l’influenza, che incidono sulla loro capacità di rispondere alle minacce”, afferma René Najera, direttore della sanità pubblica e della storia dei vaccini presso il College of Physicians.

I principali rischi per la preparazione alla missione includono:
* Inabilitazione di massa: Come visto durante la pandemia di COVID-19 sulla USS Theodore Roosevelt, dove furono infettati oltre 1.200 membri dell’equipaggio, la malattia può mettere da parte intere unità.
* Perdita di manodopera: Il dottor Shane Solger, ex ufficiale medico della Marina, osserva che anche se l’influenza non è fatale, i “giorni persi” di lavoro quando i soldati si sentono male riducono direttamente la capacità dell’esercito di funzionare.
* Trasmissione globale: Con l’esercito americano che opera a livello globale, le truppe non immunizzate rischiano di trasportare malattie prevenibili da un teatro operativo all’altro, destabilizzando potenzialmente le regioni.

Sfidare i dati

La decisione va contro anche specifiche tendenze sanitarie militari. Mentre i dati generali del CDC suggeriscono che i rischi di ospedalizzazione per influenza aumentano con l’età, uno studio sui membri del servizio attivo dal 2010 al 2024 ha rilevato tassi di ospedalizzazione più elevati tra la fascia di età più giovane (sotto i 25 anni). Ciò suggerisce che gli stress specifici della vita militare – esaurimento fisico, stress mentale e vita in spazi ristretti – rendono i membri del servizio più giovani più vulnerabili alle malattie gravi rispetto al pubblico in generale.

Un cambiamento nella direzione politica

Questa mossa è in linea con una tendenza più ampia all’interno dell’attuale amministrazione a limitare gli obblighi di vaccinazione, comprese le politiche relative a COVID-19 ed epatite B. Questo cambiamento dà priorità all’autonomia individuale rispetto alla sicurezza biologica collettiva della forza.

Attualmente, l’esercito mantiene un rigoroso programma di vaccinazione contro varie minacce, tra cui la febbre gialla, il tetano e il tifo, per proteggere sia dalle epidemie naturali che dalla potenziale utilizzazione degli agenti patogeni come arma. La rimozione del mandato contro l’influenza solleva una questione cruciale per i pianificatori della difesa: A che punto la libertà individuale compromette la difesa nazionale?


Conclusione: Rimuovendo l’obbligo del vaccino antinfluenzale, l’esercito scambia una misura preventiva collettiva con l’autonomia individuale, una mossa che gli esperti medici avvertono potrebbe portare a epidemie prevenibili, perdita di ore di lavoro e diminuzione dell’efficacia del combattimento.